Studio Giugliano apre una nuova sede a Milano

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Studio Giugliano continua il proprio percorso di crescita con l’apertura di una nuova sede a Milano, in via Torquato Tasso.

La sede milanese rappresenta il terzo presidio territoriale dello studio, dopo le sedi già operative di Nola e Napoli, e nasce con l’obiettivo di rafforzare la presenza nel Nord Italia e seguire in modo ancora più diretto le imprese presenti sul territorio.

Una presenza sempre più vicina alle aziende

La scelta di aprire un nuovo ufficio a Milano si inserisce nella volontà di offrire un’assistenza sempre più capillare alle aziende clienti.

Come sottolinea il managing partner dott. Mario Giugliano, uno degli elementi distintivi dello studio è sempre stato il rapporto costante con le imprese, costruito attraverso una presenza diretta dei professionisti presso le sedi aziendali.

Proprio da questa esigenza nasce la decisione di aprire una nuova struttura nel cuore di una delle aree economiche più importanti del Paese, così da supportare in modo ancora più efficace le realtà imprenditoriali del Nord Italia.

I servizi della nuova sede di Milano

La nuova sede di Milano offrirà tutti i principali servizi di consulenza fiscale, pianificazione tributaria, consulenza societaria e controllo di gestione già presenti nelle altre sedi dello studio.

Accanto alle attività tradizionali, sarà inoltre sviluppata una specifica area di advisory per PMI italiane, con un team dedicato in grado di affiancare le aziende nei processi di crescita, riorganizzazione e sviluppo strategico.

Un passo importante nel percorso di crescita dello studio

L’apertura della sede di Milano rappresenta un ulteriore passo nel percorso di espansione di Studio Giugliano, che conferma così la volontà di essere sempre più vicino alle esigenze delle imprese italiane.

Con una presenza strutturata tra Sud e Nord Italia, lo studio rafforza il proprio modello di consulenza integrata, offrendo alle aziende un supporto continuativo e altamente specializzato.


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La nuova sede di Milano nasce per essere ancora più vicina alle imprese e offrire un supporto concreto in ambito fiscale, societario, tributario e di controllo di gestione.

Studio Giugliano affianca aziende e professionisti con un approccio integrato e personalizzato, studiato sulle reali esigenze del business.

Per una consulenza gratuita è possibile contattare lo Studio Giugliano ai seguenti recapiti:

📞 Tel./Fax: 0818234671
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Sentenza Corte Costituzionale n.50 del 2026: l’assoluzione penale può incidere sul processo tributario

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La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 50 del 2026, ha chiarito in modo importante il rapporto tra processo penale e processo tributario, confermando la legittimità dell’articolo 21-bis del D.Lgs. 74/2000.

La decisione rappresenta un passaggio molto rilevante per contribuenti, imprese e professionisti, perché riconosce che una sentenza penale irrevocabile di assoluzione può avere effetti diretti anche nel giudizio tributario, limitando in alcuni casi la pretesa fiscale dell’Amministrazione finanziaria.

Quando l’assoluzione penale ha effetto nel processo tributario

La norma prevede che la sentenza irrevocabile di assoluzione pronunciata a seguito di dibattimento, nei casi in cui “il fatto non sussiste” oppure “l’imputato non lo ha commesso”, possa fare stato anche nel processo tributario relativamente agli stessi fatti materiali.

Questo significa che, se un contribuente viene assolto in sede penale con una di queste formule, il giudice tributario non può ignorare l’accertamento compiuto nel processo penale sugli stessi fatti. In altre parole, l’assoluzione può incidere anche sulla validità dell’accertamento fiscale.

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I limiti fissati dalla Corte Costituzionale

La Consulta ha però precisato che non tutte le assoluzioni producono automaticamente effetti nel processo tributario.

Affinché la sentenza penale sia vincolante anche in sede fiscale devono essere presenti alcune condizioni precise:

  • identità dei fatti esaminati nel processo penale e in quello tributario
  • identità dei soggetti coinvolti
  • assoluzione pronunciata con la formula “perché il fatto non sussiste” oppure “perché l’imputato non lo ha commesso”
  • sentenza emessa al termine del dibattimento

In assenza di questi presupposti, il giudice tributario mantiene piena autonomia nella valutazione della pretesa fiscale. La Corte ha infatti chiarito che il vincolo riguarda esclusivamente i fatti materiali accertati in sede penale e non ogni altro aspetto della controversia tributaria.

Un principio a tutela del contribuente

La sentenza n. 50 del 2026 rafforza la tutela del contribuente e punta a evitare contrasti tra giudicati diversi relativi agli stessi fatti.

Secondo la Corte Costituzionale, questa impostazione favorisce una maggiore coerenza tra i due processi e semplifica il rapporto tra giustizia penale e tributaria, evitando che un contribuente assolto in sede penale debba poi difendersi nuovamente sugli stessi fatti davanti al giudice tributario.

Le implicazioni per imprese e professionisti

Per imprese, società e contribuenti coinvolti in verifiche fiscali o procedimenti per reati tributari, questa decisione assume un valore particolarmente importante.

La corretta gestione del contenzioso penale e tributario richiede infatti una strategia difensiva coordinata, capace di valorizzare gli elementi emersi nel processo penale anche davanti alle Corti di Giustizia Tributaria.

Una sentenza assolutoria favorevole, se costruita sui medesimi fatti oggetto di contestazione fiscale, può diventare uno strumento decisivo per contrastare la pretesa dell’Amministrazione finanziaria.


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Le controversie che coinvolgono contemporaneamente processo penale e processo tributario richiedono una gestione coordinata e altamente specializzata.

Studio Giugliano assiste imprese e contribuenti nella gestione del contenzioso tributario, dei procedimenti connessi a reati fiscali e nella definizione delle migliori strategie difensive tra giustizia penale e tributaria.

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Mercato automotive 2026 – rallentamento, margini e necessità di gestione strategica

Mercato automotive 2026 – rallentamento, margini e necessità di gestione strategica - StudioGiugliano

Il mercato automotive europeo nel 2026 si prepara ad affrontare una fase caratterizzata da forti pressioni economiche e da un rallentamento della crescita. Dopo anni segnati da carenza di prodotto, margini elevati e domanda sostenuta, il settore sta entrando in uno scenario molto diverso, in cui competitività, controllo dei costi e gestione strategica diventano elementi centrali.

Per concessionarie auto, dealer e operatori della filiera non sarà sufficiente aumentare i volumi di vendita: sarà necessario migliorare la capacità di pianificazione, monitorare la redditività aziendale e gestire in modo più efficiente ogni area del business.

Mercato stabile ma senza vera ripresa

Le previsioni per il settore automotive 2026 indicano un mercato sostanzialmente stabile, ma ancora distante dai livelli registrati prima della pandemia. La domanda resta debole e fortemente influenzata dal prezzo finale delle vetture, dal costo del credito e dall’incertezza economica.

Molti consumatori continuano a rinviare l’acquisto di una nuova auto, privilegiando formule di finanziamento, noleggio o usato recente. In questo scenario, incentivi e promozioni possono sostenere temporaneamente le vendite, ma non rappresentano una soluzione strutturale per il settore.

Margini sempre più ridotti

Uno degli aspetti più delicati riguarda la riduzione della marginalità nelle concessionarie auto. La maggiore disponibilità di prodotto e il ritorno a una competizione basata sul prezzo stanno comprimendo i ricavi e rendendo più complessa la gestione economica delle strutture commerciali.

I costruttori stanno aumentando sconti, campagne commerciali e formule finanziarie per sostenere le immatricolazioni. Allo stesso tempo, l’ingresso di nuovi marchi internazionali aumenta la pressione competitiva e rende più difficile mantenere elevati livelli di redditività.

Per questo motivo diventa fondamentale monitorare con attenzione la redditività per reparto, valutare le performance di officina, usato, noleggio e servizi finanziari, e ridurre le inefficienze organizzative.

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Transizione elettrica ancora incerta

La mobilità elettrica continua a crescere, ma con ritmi inferiori rispetto alle aspettative iniziali. I costi elevati delle vetture, l’incertezza sugli incentivi e le criticità legate alle infrastrutture di ricarica stanno rallentando il processo di transizione.

Nel frattempo, il mercato continua a essere trainato soprattutto dalle auto ibride, considerate da molti consumatori una soluzione più accessibile e flessibile rispetto all’elettrico puro.

La necessità di una gestione strategica

In uno scenario caratterizzato da domanda debole e margini ridotti, la gestione strategica diventa un fattore decisivo per le aziende del settore automotive.

Budget, KPI, controllo di gestione e sistemi di reporting consentono di comprendere meglio l’andamento aziendale e di prendere decisioni più rapide e consapevoli.

Le concessionarie che riusciranno a integrare pianificazione economico-finanziaria, controllo dei costi e analisi della redditività saranno quelle più preparate ad affrontare le sfide del mercato nei prossimi anni.


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In un mercato automotive sempre più complesso, affidarsi a professionisti specializzati può fare la differenza nella gestione dei margini, nella pianificazione e nel controllo delle performance aziendali.

Studio Giugliano affianca concessionarie e operatori del settore con strumenti di controllo di gestione, analisi della redditività e supporto strategico per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del mercato.

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